giovedì 3 dicembre 2009

Basta una goccia di pioggia.

Coperte calde, luci spente e silenzio attorno al mio letto.
Ascolto la pioggia che si abbatte sulla casa, riempiendo le grondaie, bagnando i vestiti stesi ad asciugare, scuotendo piante, gatti di quartiere nervosi e lenzuola tese come banderuole bianche.
Ascolto le gocce che colano sulle tapparelle della mia finestra, larghe e impertinenti esplodono su tutto ciò che incontrano e non smettono di farmi pensare.
Penso a quando abitavo da mia nonna, mi svegliavo alle 6:30 del mattino per andare a scuola con mia sorella. Il pulmino ci veniva a prendere alle 7:15 quasi davanti a casa quando pioveva forte. E da mia nonna pioveva spesso forte. Io mi svegliavo qualche minuto prima che entrasse mia madre e accendesse la luce dicendoci"E' ora". Sempre con lo stesso tono di voce, con la stessa energica spossatezza di chi si alza presto e ha già preparato tutto per le sue figlie. Restavo qualche minuto sotto le coperte calde fatte da mia nonna, coperte di lana cucite a mano con gomitoli colorati. In quei minuti ascoltavo i rumori del paese appena sveglio. Un cane che abbaiava a chissà cosa, un gallo che ripeteva il suo buongiorno millenario nel pollaio di qualche donna, mia nonna che apriva la bocca della stufa per infilare un pezzo di legno secco e asciutto perchè da lì a poco saremmo scese io e la Paola per fare colazione con la zuppa di latte scaldata nel pentolino appoggiato sulla stufa di ghisa. E mia mamma, con quella tosse snervante dovuta alle sigarette, mia mamma che si aggirava per le stanze sistemando il letto, stirando i jeans a me o a mia sorella, sempre con la sigaretta accesa appoggiata su qualche mobile. Restavo sotto le coperte sbadigliando e aspettando che si svegliasse anche mia sorella. Ascoltavo la pioggia battere sulla tettoia della casa della Concetta, incessantemente, instancabilmente. E pensavo"ma come fa quella tettoia a resistere al peso di tutta quell'acqua?". Eppure quella tettoia è ancora lì, ed è l'unica cosa che rimane di tangibile. E'bastato un attimo per ricordare tutto questo. Una goccia di acqua piovana che batte su un vetro mi ha ricordato un periodo della mia vita che è passato, per sempre.

martedì 1 dicembre 2009

Mancanze

Qualche tempo fa scrivevo un post in cui parlavo del mio duplice desiderio di vivere con lui ma anche di godermi in solitudine la mia stanza e i miei spazi.
Bè oggi è partito. E' tornato a casa per qualche giorno per dipingere due quadri per una galleria d'arte romana. Ed io? Io mangio da sola davanti al pc e lo aspetto.
E mi viene in mente una canzone di Vasco, "Canzone"...una delle più belle a mio avviso.
Vasco canta:
E questa sera nel letto metterò
qualche coperta in più
perché se no avrò freddo
senza averti sempre
senza averti sempre addosso...

Lui parla di un addio ed io no, però questa notte forse un po' di freddo lo avrò davvero e forse dovrò aggiungere qualche coperta. Perchè avere sempre addosso qualcuno significa averlo nella pelle. Ed io più che nella pelle ce l'ho nel sangue.

mercoledì 21 ottobre 2009

La mia generazione

Questo post nasce da una riflessione che ho fatto in questi giorni, parlando di lavoro e di precarietà tra i ragazzi che conosco e con i quali condivido lavoro e vita privata. La domanda che mi sono posta è:" Ma i ragazzi sentono davvero il bisogno di un posto di lavoro sicuro? Hanno davvero voglia di cambiare le cose e di smetterla di essere precari?" Ho di fronte diversi casi. C'è il trentenne con una bambina in arrivo e un mutuo di 1200 euro al mese per 30 anni che si permette di rfiutare un contratto a tempo indeterminato, c'è il ragazzo che vive ancora i genitori nonostante i 33 anni suonati, che si accontenta di un part-time e che si lamenta di voler cambiare lavoro ma che non fa nulla per cambiarlo; c'è il ragazzo che lascia un lavoro da 1200 euro al mese per quattro giorni a settimana e che smette di lavorare se il ristorante in cui deve fare il cameriere non gli consente di arrivare a casa con un solo autobus, c'è chi dice "meglio disoccupata che in call center" (tanto mamma e papà continuano a mandare i soldi e a mantenere la figlioletta adorata da 7 anni circa). C'è quella che dice" me ne vado se non ottengo un contratto almeno annuale" e poi resta lì dov'è con rinnovi contrattuali di 5 giorni escluso weekend. C'è anche quella laureata e specializzata che in attesa del lavoro dei sogni si fa mantenere dai genitori come se nulla fosse; e c'è anche quello che non si presenta ad un colloquio e non avvisa il datore di lavoro che lo sta aspettando, oppure che dopo 10 minuti di prova se ne va arrendendosi e dichiarando che non pensava fosse così stancante.
Certamente questi sono alcuni casi, e non è giusto generalizzare. Ci sono tanti ragazzi che pur di lavorare e di non pesare sulla famiglia fanno veramente di tutto, senza troppe pretese. Quello che voglio dire però è che attorno a me vedo una generazione pigra, stanca ancor prima di cominciare a lavorare. Eppure abbiamo diritti che la generazione dei nostri nonni e anche padri sognava. Abbiamo la possibilità di staccare dopo 8 ore e di chiedere un giorno di permesso ferie se siamo stanchi o vogliano semplicemente prenderci una piccola pausa. Eppure non so. Non mi rispecchio nella mia generazione. Io ho voglia di lavorare e di fare qualsiasi cosa mi venga proposta pur di non chiedere soldi ai miei genitori. E sono preoccupata per il mio futuro, tanto da non sognarmi nemmeno lontanamente di rifiutare un contratto a tempo indeterminato( qualora mi venisse proposto).
Sto esagerando? Forse, ma a quale futuro possiamo aspirare se non abbiamo voglia di costruirne uno?

mercoledì 14 ottobre 2009

Convivio

Faccio ufficialmente parte della categoria "conviventi". Da inizio ottobre. Contemporaneamente all'inizio di questa nuova esperienza mia sorella sta cercando di capire se ama ancora l'uomo che vive con lei da otto anni. E' paradossale che io sia così felice di vivere con Emanuele mentre lei sta cercando di non mandare tutto a puttane e di non impazzire. Lei che è sempre stata innamorata pazza di lui. Lei che voleva sposarsi, avere bambini e mettere su una famiglia. Lei così matura e preparata anche se più piccola di me di quasi 3 anni. Ed io invece? Io così restia a matrimoni e regole. Io sempre cinica e distaccata. Io che stamattina avevo freddo nel letto senza di lui. Vorrei poter condividere la mia felicità con lei, la mia amata sorella, la mia migliore amica. E non posso. Non me la sento di dirle che sono felice e che sono innamorata pazza. Come faccio? Come faccio a dirle che per me è iniziato un periodo di felicità reale, un periodo in cui non devo più prendere un treno per vederlo, un periodo in cui non abbiamo più i giorni contati ma abbiamo giorni pieni e lunghi fatti per noi?
Non sono serena al 100% se mia sorella non lo è.

venerdì 25 settembre 2009

Tutta la vita in un film(o in un libro)

Ho notato una cosa. Oggi sull'autobus. Ho notato che tendo ad associare le persone che incontro o che conosco a personaggi di film e libri letti. C'era una donna sull'autobus, una donna matura, di una certa età. Era truccata da adolescente, in modo quasi osceno. E aveva un non so che di sbagliato in quelle ciabatte da cui spuntavano le dita dei piedi vistosamente dipinte di rosa shocking. E aveva la gobba, una raggrinzita gobba messa in mostra da una maglietta molto scollata che lasciava vedere due seni grandi e cadenti. E aveva un rossetto molto vistoso, sempre rosa shocking. Forse l'ha scelto pensando di essere più carina abbinando uno smalto ed un rossetto. Mi ha ricordato immediatamente un personaggio del cartone animato "La città incantata" di Hayao Miyazaki. Se lo avete visto sapete di chi sto parlando( e se non lo avete visto dovete assolutamente rimediare perchè ne rimarrete affascinati) Parlo della maga Yubaba, che tiene in scacco la Città Incantata, soggiogata al suo potere. Quella donna mi ha ricordato Yubaba, dall'aspetto arcigno e malevolo...anche lei oscenamente agghindata e inaspettatamente sottomessa al figlioletto di due anni. Ma la donna sull'autobus non è la sola a ricordarmi personaggi appartenenti a romanzi. C'è il migliore amico di Emanuele, che mi ricorda il protagonista di Into the Wild, c'è Alessandro, che mi ricorda moltissimo Saltatempo di Stefano Benni. E poi c'è un vecchio che incontro spesso sull'autobus, sempre un po' ubriaco...o forse solo assonnato. Lui è un personaggio di qualche libro horror di King. Uno di quelli che potrebbe anche fare paura davvero.
E io chi sono? Chissà se qualcuno mi guarda pensando che io assomiglio a qualche ragazza incontrata nei romanzi o sullo schermo.... Spero almeno di essere qualche eroina oppure come mi ha detto una volta qualcuno di assomigliare a Margherita Dolcevita.

martedì 22 settembre 2009

Sogni e Bisogni

Sogno il passato. Sogno persone che non fanno più parte della mia vita, sogno giornate che credevo dimenticate, sogno donne anziane che ho detestato con tutta me stessa, sogno fantasmi che non mi appartengono. Perchè?

venerdì 28 agosto 2009

Questione di punti di vista.

Dove lavoro è arrivata da qualche mese una ragazza di Aosta. L'ho vista per la prima volta al bar sotto all'ufficio. Strizzata in un paio di jeans aderenti indossava un paio di scarpe col tacco e una camicetta aderente. Molto carina. Sexy. Fisico asciutto e longilineo, di quelli che per dirla tutta io non riuscirò mai ad ottenere.
L'ho sempre guardata sfoggiare abitini aderenti alla Audrey Hapburn, guardandola con un po'di invidia per quel modo di portare i vestiti. Poi ci siamo presentate e abbiamo chiacchierato un po'. O per dirla tutta, ha chiacchierato da sola. Dopo nemmeno cinque minuti ho capito che ha un cervello proporzionato al peso corporeo, e forse anche meno. Louise Vuitton, colleziono borse da 500 euro, mia mamma non vuole che dico le parolacce, non posso nemmeno dire li mortacci tua, sai io vivo ad Aosta ma ho casa anche a Milano, sai poi Louis Vuitton fa borse di plastica ma cosa vuoi son sempre di Vuitton, mia mamma mi dice che da quando vivo a Roma sono diventata una burina ahahahahahah, sai che prima facevo la responsabile del settore vendite di Max Mara e io queste cose le so, il mio fidanzato dice che posso lavorare anche part time perchè tanto non ci son problemi.
Io la guardavo e pensavo" Cazzo, sei completamente idiota" e mi sono sorpresa a pensare che da lontano la guardavo pensando a quanto fosse bella con quei vestiti addosso che la fasciavano. Peccato che il cervello non si possa fasciare in un vestito di Vuitton, forse sembrerebbe migliore...ma dopo tutto è solo plastica.